Socità pisana per la Cremazione

Il rito della Cremazione

Parlare di morte, cadaveri e lutto non è semplice, specie in una società coem quella attuale orientata all'occultamento, al mascheramento ed al misconoscimento del fenomeno mortifero. Ciò spinge l'uomo moderno a rifiutare il contatto dei morti (cosi come dei morenti) ramite un assopimento volontario dei sensi, a parire dagli occhi (dei vivi) che si chiudono per non vedere quell'orrore e (dei morti) per non disturbare la quiete dei vivi. L'uomo moderno mette in atto delle pratiche di occultamento della morte, utili a rendere più sopportabile la perdita, nonchè l'angoscia derivante dalla presenza e dalla vicinanza del cadavere: esse sono la cremazione, l'imbellettamento, la cosmesi funebre, l'imbalsamazione. Tutte queste modalità di sepoltura rientrano nell'ordine del nascondere il cadavere - e l'idea della morte - allo sguardo e al pensiero e al pensiero dei vivi.

La cremazione in Italia

Per fare un cenno storico ricordo che la prima cremazione nell'Italia moderna risale al 1822 quando sulla spiaggia di Viareggio su una pira cosparsa di balsami venne bruciata, per volontà del suo amico George Gordon Byron, poeta e politico inglese, la salma del collega Percy Bysshe Shelley, uno dei più grandi poeti romantici inglesi, annegato nel Golfo di La Spezia. Nel 1874 l'industriale milanese Alberto Keller volle per sè la costruzione di un tempio crematorio inaugurato per lui nel febbraio 1876. In quello stesso anno nacqua a Milano una Società per la cremazione, e il 17 Luglio 1882 è la volta della Società pisana, che il 18 Novembre 1885, inaugura, dopo una spesa di 5500 lire, presso il cimitero suburbano della stessa città, presente il sindaco cavalier Peverada e il cavalier Feroci per il consiglio provinciale di sanità, il primo Tempio crematorio locale realizato dall'ingegnier Venini su di un'area concessa gratuitamente dal comune che il 13 Gennaio 1898 assume su di sè la gestione dell'impianto. In quel periodo la Chiesa cattolica, vedendo nella pratica una metrice socialista e massonica, si oppose al punto che la Congregazione del Santo Offizio, ancora nel 1886, negava la messa da reliquem a chi avesse ordinato la cremazione della propria salma. Questo divieto canonico è poi definitivamente caduto nel 1963 dal Papa Paolo VI, che dichiarò la libertà della pratica cremazionista, perchè "non tocca l'anima, non impedisce all'onnipotenza divina di ricostruire il corpo". L'obiezione di tipo religioso contro la cremazione e dispersione delle ceneri era anche motivata dalla "ressurezione dei morti" il giorno finale del Giudizio. Il divieto cadde consideranzo che per l'onnipotenza divina rimettere insieme un pò di cenere o un pò di polvere non avrebbero fatto poi grande differenza.

La cremazione da noi oggi è in continuo aumentio adeguandosi l'Italia, almeno in questo, ai restanti paesi Europei.

 

Di Claudia Tomè,

Presidente della Società pisana per la Cremazione

Ultimo aggiornamento (Venerdì 22 Ottobre 2010 22:06)

 
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